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E’ arrivato Babbo Natale… da Bari!
By grouchomax | dicembre 25, 2008
Il titolo del post, che fa riferimento al fatto che Babbo Natale AKA Santa Claus (San Nicola) non può venire dalla Lapponia ma al massimo da Bari dove si trovano le reliquie del santo (turco) è solo un pretesto per fare gli auguri di Natale al pubblico del blog e proporre curiosità conosciute e non ricevute ieri da una delle tante mailing list a cui sono iscritto. Giusto per ricordare a tutti che le feste che celebriamo di questo periodo sono solo la mescola di usanze e tradizioni aggiunte e solidificatesi nel tempo. Un Natale, tanti significati!
GESU’ NON E’ NATO IL 25 DICEMBRE
La nascita di Gesù non è avvenuta il 25 Dicembre dell’anno zero. Si tratta di una convenzione. La data fu scelta nel 337 d.C. da Papa Giulio I della Chiesa d’ Occidente: in quel giorno ricorreva la festa romana “Dies Natalis Invicti Solis”, cioè il compleanno del Sole “non conquistato dalle tenebre”: da questo momento in poi, infatti, le giornate si allungavano. I cristiani d’ Oriente continuarono invece a festeggiare il 6 Gennaio, facendolo coincidere con l’Epifania.
Solo nel Vangelo di Luca si trovano infatti indicazioni sulla nascita di Gesù. Si parla di pastori che fanno pascolare il gregge durante la notte di Natale e che vengono avvertiti dall’ Angelo: situazione inverosimile in Giudea, dove le temperature, in Dicembre, scendono sotto lo 0.
Anche l’anno 0 è un errore storico: in realtà Gesù sarebbe nato tra il 10 e il 4 a.C., durante il Regno di Erode il Grande, morto nell’ anno 750 dalla fondazione di Roma (4 a.C.). L’ errore deriva dagli errati calcoli del monaco Dionigi il Piccolo, incaricato nel 523 di perfezionare i conteggi per stabilire la data della Pasqua. Dionigi prese l’anno della nascita di Gesù come base per il conteggio anzichè partire dalla data di proclamazione dell’Imperatore Diocleziano, come si era soliti fare. Considerò dunque la nascita di Gesù come se fosse avvenuta il 25 Dicembre del 753 dalla fondazione di Roma, ovvero 3 anni dopo la morte di Erode, sotto il cui Regno nacque effettivamente il Salvatore.
LO SCAMBIO DEI REGALI?
Lo scambio dei doni nasce da un’antica tradizione latina. Romolo ricevette, come segno di gratitudine per aver fatto cingere delle mura la città, un fascio di rami tagliati dal bosco sul monte Velia, dedicato alla dea sabina Strenia (da cui strenna). L’omaggio piacque così tanto a Romolo, che lui stesso decise di rinnovare l’usanza ogni anno, in coincidenza con l’ anniversario della fondazione di Roma.
L’usanza veniva rinnovata il primo Marzo e venne poi spostata alla fine dei Saturnali, dal 17 al 24 Dicembre. Il nome della dea Strenia fece assumere la definizione di strenne ai doni. Quando si stabilì il 25 Dicembre come giorno della Natività, cambiò il significato dei doni, ma non l’ usanza.
IL BUE E L’ASINELLO SONO ARRIVATI DOPO!
Fu San Francesco, pare, a dar vita alla prima rappresentazione vivente della natività nel 1223, prendendo spunto dal Vangelo di Luca. La mangiatoia ed i pastori con il gregge che accorrono fanno parte del racconto dell’evangelista, mentre il bue e l’ asinello sarebbero “arrivati” 4 secoli dopo, dall’interpretazione di alcuni vangeli apocrifi. I Re Magi sarebbero stati introdotti ancora più tardi, per testimoniare la forza dell’ evangelizzazione.
BABBO NATALE L’HA INVENTATO LA COCA COLA
Il Babbo Natale che vediamo riprodotto ovunque è stato inventato dalla Coca-Cola nel 1931, per mano del pubblicitario Haddon H. Sundbolm. Si tratta, dunque, di un colossale inganno mediatico, anche se la storia dell’ uomo buono che porta doni non è del tutto priva di fondamento. San Nicola (Santa Claus), nato in Turchia, partecipò al Concilio di Nicea nel 325 d.C. e, secondo la leggenda (vedi anche Purgatorio, XX, 31-3), sarebbe corso in aiuto di un nobiluomo in disgrazia, le cui 3 figlie sarebbero state costrette a prostituirsi. Per 3 notti consecutive Nicola donò 3 sacchi pieni di monete d’ oro per costituire la dote delle ragazze. La terza notte, trovando la finestra chiusa, lasciò cadere i sacchi dal camino e salvò le ragazze dal triste destino. San Nicola venne spesso raffigurato come un vecchio, alto e longilineo, vestito di giallo o di blu. Il rosso è un’invenzione della Coca-Cola.
TUTTI PIU’ BUONI? SI’, MA NEL NOME DI SATURNO!
Nell’ antica Roma, dal 17 al 24 Dicembre si celebravano i SATURNALIA. In quei giorni tutte le differenze sociali venivano abolite, i servi e i padroni potevano sedere alla stessa tavola e veniva concessa a tutti qualsiasi libertà. Anche le vacanze di Natale traggono origine dai Saturnali, durante i quali cessavano tutte le attività pubbliche.
L’ ALBERO DI NATALE E’ PAGANO
La storia dell’ albero di Natale affonda le proprie origini nelle tradizioni del Nord Europa. La Chiesa non ha mai del tutto accettato questa tradizione pagana, preferendo e “consigliando” il presepe. L’ abete, pianta tipica del Natale, è visto come l’ albero della vita in quanto sempre verde. L’usanza nasce da una commistione di riti cristiani e pagani di origine germanica. Sarebbero stati in particolare i Teutoni a contribuire alla diffusione di questa usanza. Nei giorni più bui dell’ anno, infatti, erano soliti portare davanti alle proprie case un abete ed ornarlo con le ghirlande.
ADDOBBI E GHIRLANDE? FARAONICHE!
La tradizione di addobbare l’ albero deriva, sembra, dall’ antico Egitto. Qui l’albero era sostituito da una piccola piramide di legno addobbata con bastoncini ai quali veniva poi dato fuoco. I popoli del Nord Europa alla piramide sostituirono il loro tradizionale albero. Secondo alcuni sarebbe stato Lutero ad introdurre l’uso dell’ abete, sostituendolo al simulacro egizio. Furono comunque i luterani ad adottare le candeline e le luci sull’ albero, come simbolo di fede e vita.
LE RENNE? MACCHE’, ERANO CAVALLI
Anche la slitta trainata dalle renne fa parte delle trovate della Coca-Cola. Ogni anno, a partire dal 1931, i pubblicitari dovevano inventare una nuova storia per arricchire le vicende natalizie di Santa Claus. Proprio da una di queste nuove avventure nacque la slitta trainata dalle renne. In realtà San Nicola è stato spesso raffigurato in sella ad un cavallo bianco, ma perchè questo si sia trasformato in renna resta un mistero. I primi a parlarne furono proprio due scrittori americani: William Gilley, nel 1921, nel suo poemetto “Santaclaus” e Clement Clarke Moore, nel 1923, ne “La notte prima di Natale”.
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